Il cloud pubblico, privato e ibrido
Una panoramica dei principali modelli e dei criteri utili per scegliere quello più adatto alla PA.
Il lock-in è la difficoltà di cambiare fornitore o tecnologia dopo una scelta iniziale. Riguarda sia aspetti tecnici che economici: passare a una nuova soluzione può diventare così costoso o complesso da rendere preferibile rimanere vincolati alla situazione attuale, anche quando non è più la migliore.
Per le pubbliche amministrazioni, è un rischio concreto perché limita la flessibilità, aumenta i costi nel lungo periodo e rende difficile adottare soluzioni più moderne ed efficienti. Conoscere il lock-in e adottare pratiche per prevenirlo aiuta a mantenere il controllo sulle scelte tecnologiche e a evitare dipendenze eccessive da singoli fornitori.
Questa situazione si presenta quando i software utilizzati non permettono di esportare i dati in formati aperti, ma sono gestiti con formati proprietari. In questi casi, migrare i dati verso nuovi sistemi diventa costoso e complesso perché richiede conversioni, controlli di qualità e spesso interventi manuali. Più dati vengono creati nel tempo con questi strumenti, più diventa difficile passare ad altri software.
Si verifica quando manca una documentazione chiara del software e delle scelte tecniche effettuate, o quando non esiste materiale di formazione adeguato. In questa situazione, solo il fornitore originale possiede le informazioni necessarie per gestire e modificare il sistema. L'amministrazione diventa completamente dipendente dal fornitore per qualsiasi intervento e non può trasferire facilmente la gestione a un nuovo soggetto.
Si verifica quando le clausole contrattuali rendono oneroso o complicato il cambio di fornitore o di tecnologia. Possono essere previste penali elevate, obblighi di preavviso lunghi, vincoli sulla durata minima del contratto o limitazioni sulla portabilità dei dati. Questi elementi aumentano i costi di uscita e scoraggiano l'amministrazione a cercare alternative più convenienti.
Esistono pratiche tecniche, organizzative e contrattuali che, se adottate fin dall'inizio, riducono significativamente il rischio di lock-in e i costi associati.
Progettare servizi portabili significa poter spostare dati e applicazioni senza riscriverli. I dati vanno scambiati con API (Application Programming Interface, interfacce di programmazione delle applicazioni) documentate e con formati aperti. È opportuno evitare formati proprietari e garantire sempre l’esportazione completa dei dati in standard accessibili e con formati aperti.
Se il software è sviluppato su misura, l’amministrazione deve mantenere proprietà e accesso al codice sorgente. Nei modelli PaaS (Platform as a Service) e IaaS (Infrastructure as a Service) è meglio preferire tecnologie basate su standard aperti e architetture che separano l’applicazione dalla piattaforma, così da ridurre la dipendenza da un singolo fornitore.
La documentazione preserva la memoria tecnica dell’ente. Vanno registrate le decisioni rilevanti (architettura, sicurezza, integrazioni), le configurazioni principali, le procedure di rilascio e di backup e lo schema delle API. È importante mantenerle aggiornate e accessibili. Una formazione di base consente al personale di gestire le attività quotidiane senza ricorrere al fornitore per ogni intervento.
Un coordinamento regolare tra amministrazione e fornitore riduce ambiguità e dipendenze. Incontri periodici con verbali condivisi, revisioni tecniche pianificate e momenti di lavoro coordianti favoriscono il passaggio di conoscenze. Dashboard e report comuni su costi, prestazioni e incidenti rendono trasparente l’andamento del servizio e facilitano le decisioni operative.
La prevenzione del lock-in si consolida nel contratto. I documenti di gara devono prevedere la portabilità dei dati in formati standard, l’esportazione assistita entro tempi certi, la consegna della documentazione aggiornata e il supporto alla migrazione in uscita. In fase di pianificazione è utile stimare anche i costi futuri di migrazione, così da valutare le offerte in funzione della flessibilità nel tempo, non solo del prezzo iniziale.
I servizi cloud qualificati da ACN Apre in un nuovo tab (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) devono rispettare requisiti specifici che includono anche misure contro il lock-in. Questo significa che i fornitori qualificati sono tenuti a garantire la portabilità dei dati, l'uso di formati standard e la possibilità di migrare verso altre soluzioni senza costi o difficoltà eccessive.
Scegliere servizi qualificati rappresenta quindi un primo livello di protezione, che va comunque integrato con le buone pratiche tecniche, organizzative e contrattuali per ridurre al minimo i rischi di dipendenza dal fornitore.
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No, il lock-in può verificarsi con qualsiasi fornitore di tecnologia, sia che si tratti di cloud pubblico, software installato localmente o servizi personalizzati. Con il cloud è particolarmente importante prestare attenzione perché i dati e le applicazioni risiedono presso il fornitore e la migrazione richiede una pianificazione accurata.
Durante la valutazione delle offerte, è utile verificare se il fornitore usa formati di dati standard e aperti, se garantisce la possibilità di esportare facilmente i dati, se fornisce API documentate per l'integrazione con altri sistemi e se offre documentazione completa e materiale di formazione. Anche le clausole contrattuali vanno esaminate con attenzione per identificare eventuali vincoli o penali che rendono difficile il cambio di fornitore.
Se l'amministrazione si trova già vincolata a un fornitore, può comunque adottare alcune misure per ridurre il problema. È importante iniziare a documentare il sistema attuale, richiedere al fornitore formazione e materiale tecnico, verificare se è possibile esportare i dati in formati accessibili e pianificare una migrazione graduale verso soluzioni più portabili. In caso di rinnovo contrattuale, si possono introdurre clausole che migliorino la situazione futura.
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