Cos'è il cloud
Un’introduzione semplice ai servizi cloud: come funzionano e cosa cambia rispetto ai data center tradizionali.
Il cloud rende la spesa IT variabile e legata all’uso effettivo dei servizi. È un vantaggio in termini di flessibilità, ma richiede controllo e attenzione: senza misure e regole chiare i costi possono crescere in modo imprevedibile. Per le pubbliche amministrazioni, tenere sotto controllo la spesa significa garantire la sostenibilità dei servizi digitali nel tempo e liberare risorse per innovare, come dichiarato dalla Strategia Cloud Italia Apre in un nuovo tab .
È qui che si inserisce la metodologia FinOps (Financial Operations, gestione economica del cloud), un approccio per misurare, rendere trasparente e guidare la spesa del cloud così da mantenere la qualità del servizio nel tempo.
Con il cloud le risorse possono essere attivate rapidamente e il costo è legato al consumo e all’utilizzo dei servizi. Questa flessibilità, senza regole di controllo, può portare a situazioni in cui l’aumento dei costi non appare subito evidente.
Alcuni esempi di questa situazione possono essere quando le macchine virtuali rimangono attive anche quando non servono, gli ambienti di test non vengono spenti dopo l'uso oppure se le risorse vengono dimensionate in eccesso rispetto alle necessità effettive. Senza strumenti di monitoraggio e regole chiare, diventa difficile sapere chi sta spendendo cosa e per quale scopo.
Le modalità di utilizzo dei modelli cloud rappresentano un vantaggio, ma comportano anche un rischio: si creano risorse senza una pianificazione adeguata e si perde così il controllo sulla spesa complessiva. I team tecnici spesso si concentrano sugli aspetti funzionali e prestazionali, senza considerare l'impatto economico delle loro scelte. Un risultato molto comune è che i budget diventano imprecisi, le previsioni di spesa incerte e le risorse difficili da ottimizzare.
La metodologia FinOps collega il monitoraggio dei costi alle decisioni di gestione. Con un approccio strutturato alla spesa del cloud, non si limita a ridurre i costi, ma massimizza il valore degli investimenti tecnologici e bilancia efficienza economica e capacità di innovazione.
L'approccio FinOps si basa su tre pilastri:
visibilità, conoscere con precisione come si distribuisce la spesa, quali servizi assorbono di più e dove ci sono risorse inutilizzate;
responsabilità economica, assegnare budget e responsabilità a team e progetti, rendendo chiaro l’impatto delle scelte tecniche sui costi;
ottimizzazione, eliminare gli sprechi e adeguare i dimensionamenti, mantenendo prestazioni e qualità del servizio.
Questo approccio richiede che i team tecnici non ragionino solo in termini funzionali ma considerino anche l'impatto economico delle loro decisioni. Ogni risorsa deve essere collegata a una persona responsabile identificabile, ogni spesa a una voce di costo, ogni superamento di budget deve generare una segnalazione. Produrre dei report con cadenza regolare aiuta tutte le parti interessate ad avere visibilità sulla situazione e a prendere decisioni informate.
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I fornitori cloud mettono a disposizione strumenti di monitoraggio e analisi dei costi. Questi sistemi registrano in continuo i consumi dei servizi e indicano dove intervenire per migliorare l’uso delle risorse.
Gli alert sono avvisi automatici che scattano al superamento (o all’avvicinarsi) di soglie definite dall’amministrazione. Possono riguardare la spesa totale di un progetto, il costo giornaliero di un servizio o l’utilizzo di una specifica risorsa. Quando la soglia è raggiunta, i referenti ricevono una notifica e possono agire subito: ridimensionare, spegnere ambienti non necessari, verificare anomalie.
Il tagging è l’etichettatura delle risorse con metadati utili alla rendicontazione: progetto, ufficio responsabile, centro di costo, ambiente (produzione, test, sviluppo). Grazie a queste etichette è possibile raggruppare le risorse in modo coerente, attribuire budget per gruppo e collegare gli alert alle soglie pertinenti. In questo modo diventa chiaro chi sta spendendo cosa e perché, e si può intervenire prima che si verifichino sforamenti.
Misurare è sicuramente il primo passo, ma per trasformare dati di spesa in decisioni serve una cornice di governo condivisa.
Il primo passo è mettere ordine nelle risorse esistenti. Vanno individuate quelle inattive o sovradimensionate (per esempio macchine virtuali accese ma non usate, ambienti di test lasciati operativi, archivi riempiti da dati non più necessari) e poi spente, ridimensionate o ripulite. Questa attività genera risparmi immediati senza impattare sui servizi.
Per evitare che i costi salgano, servono abitudini stabili. È utile programmare lo spegnimento automatico degli ambienti non produttivi fuori orario, applicare regole di ciclo di vita ai dati per spostarli su archivi meno costosi quando diventano meno consultati, e rivedere periodicamente il dimensionamento delle risorse. Una verifica mensile o trimestrale di ciò che è attivo e realmente utilizzato, se supportata dagli strumenti del fornitore cloud o da competenze esterne, mantiene la spesa sotto controllo nel tempo.
Gestire i costi del cloud in modo strutturato non è solo un esercizio di risparmio: rende sostenibili i servizi digitali nel tempo. I vantaggi sono subito tangibili, perché la spesa diventa prevedibile, i budget sono più accurati e ogni spesa è tracciabile in modo molto dettagliato. Questo permette di mantenere attivi i servizi essenziali senza interruzioni, pianificare evoluzioni con maggiore sicurezza e dimostrare con dati alla mano come sono impiegate le risorse pubbliche.
I risparmi ottenuti da spegnimenti, ridimensionamenti e scelte di configurazione più efficienti possono essere reinvestiti in priorità concrete, come migliorare l’esperienza dei servizi, rafforzare la sicurezza, introdurre nuove funzionalità o sperimentare nuove tecnologie.
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Non necessariamente. Il cloud usa un modello a consumo: la spesa dipende da utilizzo e configurazioni dei servizi dell’amministrazione. I risparmi si ottengono con monitoraggio dei consumi, spegnimento delle risorse non utilizzate, corretto dimensionamento e regole di budget definite dall’ente.
È una disciplina di governo economico del cloud che unisce uffici tecnici e amministrativi. Si misurano i costi per servizio, si attribuiscono a centri di costo e responsabili, si definiscono soglie e si fa reporting periodico. L’obiettivo non è “tagliare”, ma usare le risorse in modo consapevole, mantenendo qualità del servizio e margini per innovare.
Attivare gli strumenti del fornitore per monitoraggio e alert, applicare il tagging su tutte le risorse, definire budget per progetto e una revisione mensile dei consumi. Le prime azioni tipiche sono spegnere ambienti non utilizzati, ridimensionare risorse sovradimensionate e programmare accensioni e spegnimenti degli ambienti di test.
Un’introduzione semplice ai servizi cloud: come funzionano e cosa cambia rispetto ai data center tradizionali.
Una panoramica dei principali modelli e dei criteri utili per scegliere quello più adatto alla PA.
Una panoramica chiara dei metodi e dei criteri per scegliere l’approccio più adatto.
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