Il cloud pubblico, privato e ibrido
Una panoramica dei principali modelli e dei criteri utili per scegliere quello più adatto alla PA.
Scegliere il cloud significa adottare un modello di gestione dei servizi digitali più flessibile e misurabile rispetto ai data center tradizionali.
Per le pubbliche amministrazioni, questo vuol dire maggiore controllo su costi e prestazioni, aggiornamenti più semplici, sicurezza progettata con regole comuni e qualità del servizio più stabile, in coerenza con la Strategia Cloud Italia Apre in un nuovo tab e con il principio Cloud First.
Fare una migrazione al cloud Vai alla pagina è una buona scelta quando sono richiesti scalabilità e continuità durante i picchi di utilizzo, quando gli aggiornamenti sono frequenti o complessi da gestire internamente, o quando servono integrazioni con altri servizi e basi dati.
È utile anche per migliorare la visibilità dei costi e il controllo della spesa, o quando più fornitori collaborano sullo stesso servizio e servono ambienti isolati e tracciati.
I benefici del cloud riguardano l'area tecnica, quella organizzativa e la sostenibilità economica. Non tutti i benefici hanno lo stesso impatto ma cambiano in base al modello di servizio scelto, alle caratteristiche degli applicativi e al contesto specifico dell'ente.
Si riducono gli investimenti iniziali in hardware e i costi di gestione dei data center. La spesa diventa legata all'uso effettivo e resta visibile per ogni servizio. Gli strumenti di monitoraggio e gli alert permettono di individuare risorse inutilizzate e di stimare in modo più corretto la dimensione dell'infrastruttura, evitando così sprechi.
Calcolo, archiviazione e banda si adattano alle necessità del momento. Durante i picchi di utilizzo (bandi, iscrizioni, scadenze) le risorse aumentano in automatico, senza dover mantenere margini di capacità inutilizzati per gran parte dell'anno.
Chi sceglie il modello SaaS (Software as a Service) affida al fornitore anche gli aggiornamenti dell'applicazione. Con PaaS (Platform as a Service) e IaaS (Infrastructure as a Service) l'ente si concentra su applicazioni e accessi, mentre il fornitore mantiene aggiornate piattaforme e infrastrutture. Questo riduce il carico operativo interno e accelera il rilascio di nuove funzionalità.
L'automazione e l'attivazione rapida delle risorse riducono il tempo dedicato a configurazioni ripetitive di server, storage e rete. Gli errori diminuiscono e i tempi per mettere in produzione nuovi servizi si accorciano.
I servizi qualificati prevedono controlli periodici e certificazioni. Sono disponibili funzioni per crittografia, auditing, backup (copie di sicurezza) e disaster recovery (ripristino in caso di disastro).
Le architetture moderne e le API (Application Programming Interface, interfacce di programmazione delle applicazioni) facilitano l'integrazione tra sistemi diversi, migliorano disponibilità e tempi di risposta, e permettono di costruire nuovi servizi digitali più stabili e accessibili per la cittadinanza.
Con il cloud, l’ente passa dalla proprietà degli apparati all’uso di servizi forniti da terzi. Questo passaggio richiede un cambio di modello organizzativo e di responsabilità, basato sul principio di shared responsibility (responsabilità condivisa) che richiede competenze e ruoli differenti rispetto all’IT tradizionale.
Nel cloud, la sicurezza e la gestione operativa si basano su un modello di responsabilità condivisa tra provider e cliente. Il provider è responsabile della sicurezza dell’infrastruttura cloud, mentre l’ente mantiene la responsabilità della sicurezza nel cloud, incluse configurazioni, accessi, dati e applicazioni. Questo modello varia in base al servizio utilizzato come SaaS (Software as a Service), PaaS (Platform as a Service), IaaS (Infrastructure as a Service).
L’adozione del cloud richiede di definire con chiarezza ruoli e responsabilità tra amministrazione, fornitori e cloud provider, oltre a stabilire e monitorare SLA (Service Level Agreement, gli accordi sul livello di servizio) e KPI (Key Performance Indicators, gli indicatori di prestazione). Disponibilità, tempi di risposta, gestione degli incidenti e qualità percepita diventano elementi centrali della governance.
È necessario governare identità e accessi attraverso sistemi IAM (Identity and Access Management, gestione delle identità e degli accessi), separare ambienti di test e produzione e impostare policy di sicurezza e limiti di spesa coerenti con l’organizzazione.
Nel cloud, backup e disaster recovery vanno progettati e verificati regolarmente per garantirne l’efficacia e la continuità dei servizi, anche in caso di incidenti o malfunzionamenti.
L’adozione del cloud implica valutare il rischio di dipendenza da un singolo fornitore. Una buona pratica è privilegiare standard aperti e architetture portabili, che facilitino il cambio di provider o il rientro dei servizi.
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Non necessariamente. Il cloud usa un modello a consumo: la spesa dipende da utilizzo e configurazioni dei servizi dell’amministrazione. I risparmi si ottengono con monitoraggio dei consumi, spegnimento delle risorse non utilizzate, corretto dimensionamento e regole di budget definite dall’ente.
La responsabilità è condivisa. I fornitori qualificati garantiscono infrastrutture e servizi secondo requisiti comuni. L’amministrazione definisce i requisiti, gestisce identità e accessi, cura le configurazioni e verifica periodicamente i livelli di sicurezza e continuità.
Servono obiettivi misurabili, budget e soglie di allerta, reportistica periodica e revisione delle configurazioni. Il controllo è continuo e accompagna l’evoluzione dei servizi.
Una panoramica dei principali modelli e dei criteri utili per scegliere quello più adatto alla PA.
Una panoramica chiara dei metodi e dei criteri per scegliere l’approccio più adatto.
Come ottimizzare l’uso del cloud e monitorare costi, consumi e responsabilità operative nel tempo.
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